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Domenica 26 maggio saremo chiamati a esprimere il nostro voto, la nostra preferenza, sul futuro dell’Europa e di oltre 3.000 Comuni italiani, di cui 187 sono toscani. Tante sono le riflessioni culturali e politiche, pubblicate online o uscite sulla stampa o in televisione, che tentano di dare una lettura sugli scenari e sulle prospettive dopo il 26 maggio. Tra queste vorrei citare il professor Zamagni, nella sua intervista all’Avvenire, in cui interpreta la stagione che stiamo attraversando con il termine di “aporofobia” (“disprezzo del povero”) per indicare l’ “odio riversato sugli ultimi” che mi richiama il livello di diffidenza raggiunto dall’opinione pubblica, quale conseguenza anche delle rappresentazioni mediatiche allarmistiche.

Dopo un anno dalla nuova legislatura è innegabile il fatto che siamo il Paese con la crescita più bassa di tutta Europa e con il debito più alto. Questo significa, ad esempio, che costa di più alle famiglie chiedere un mutuo in banca, con la conseguente riduzione dei consumi; che le imprese hanno meno credito per fare investimenti, con il risultato che subiremo un pesante calo dei posti di lavoro, in particolare le opportunità occupazionali per i nostri giovani si restringeranno ancora di più.

E mentre l’alleanza M5S e Lega continua a ‘produrre’ litigi, l’ipotesi dell’aumento dell’Iva per 24 miliardi si sta per concretizzare. E’ certamente una tassa fra le più inique perché si applica su tutti i beni, sia di consumo che strumentali, contribuendo negativamente sul potere di acquisto di tutti noi.
Questi sono solo alcuni spunti che vi lancio per ribadire quanto è importante andare a votare, scegliere le persone giuste alla guida dell’Europa e delle nostre città, ma anche per dire basta al Governo delle fake news.