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    Pisa, seminario su immigrazione e salute. Non ci sono epidemie collegate a chi sbarca sulle nostre coste

    Un quadro sanitario sano all’arrivo ma con il passare dei mesi la salute di chi è sbarcato sulle nostre coste è a forte rischio, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per fermare questo fenomeno è chiaro che serve lavorare ancora di più nell’attuazione di valide politiche d’integrazione di chi è ospite nel nostro Paese. È questa in sintesi la raccomandazione inserita nella relazione sulla tutela della salute dei migranti e della popolazione residente approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti che presiedo e che ho illustrato a Pisa all’ex convento dei Cappuccini alla presenza dell’ex ministro all’integrazione Cecile Kyenge, Lauro Mengheri presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e Antonio Russo responsabile politiche sociali e welfare delle Acli nazionali. Questa relazione intende fornire al Parlamento, ma anche all’opinione pubblica un contributo di chiarezza sulle misure di politica sanitaria da mettere in campo, cercando di distinguere i problemi da affrontare dagli aspetti che – invece – non dovrebbero creare allarme. È importante ad esempio sottolineare quanto sia infondato il timore di una diffusione incontrollata di malattie infettive. Una prima considerazione che si trova nella relazione è che gli immigrati, al momento del loro arrivo, presentano generalmente buone condizioni generali di salute, tendenzialmente migliori di quelle della popolazione dei Paesi di arrivo. Il timore di contagi causati da movimenti significativi di popolazione ha giustificazioni sul piano storico, ma la cosiddetta “Sindrome di Salgari” ossia lo stereotipo del migrante “untore”, pericolosa fonte di malattie, specie di tipo infettivo, non è oggi supportata da alcuna evidenza scientifica, derivabile da studi epidemiologici formali o da sorveglianze sanitarie. Ciò che invece deve essere tenuto sotto controllo secondo la Commissione d’inchiesta sono le insidie della marginalità, ovvero l’“effetto migrante esausto”: le condizioni di povertà in cui versano i migranti nel periodo successivo allo sbarco, portano al deterioramento, più o meno rapido, delle loro condizioni di salute. Nel concreto, i principali problemi incontrati dai migranti nei paesi di destinazione sono dati dalle difficoltà nell’accesso al sistema di assistenza sanitaria (con riferimento alle diagnosi, ai trattamenti e ai servizi preventivi) e da aspetti indiretti ma non irrilevanti – come più volte constatato dalla stessa Commissione nel corso dei sopralluoghi effettuati – come gli alloggi e le condizioni abitative di scarsa qualità, le condizioni di lavoro, i problemi legati alla religione, la mancanza di protezione legale, ovvero i rischi non sperimentati nei paesi di origine (ad esempio, contatto con allergeni).

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