Uniti nella diversità contro le mafie
Vorrei partire dal sottotitolo di questo importante vertice (Visualizza il Programma), anzi, dai due sottotitoli di questo vertice, perché queste parole mi sembra che esprimano già un contenuto importante, che diano il senso di cosa dev’essere fatto e, voglio aggiungere, anche di quello che in questi anni in Toscana abbiamo voluto fare, con un impegno sul terreno della lotta alle mafie che credo faccia della nostra regione un modello e un laboratorio di buone pratiche.
E allora, mi piace ribadire: “Uniti nella diversità contro le mafie”. Un concetto che non è assolutamente formale o retorico, che esprime una condizione necessaria, imprescindibile, per avere ragione di ogni criminalità organizzata. L’Antimafia non è prerogativa di addetti ai lavori, competenza specifica, appannaggio solo di magistrati e forze dell’ordine che pure devono essere messi in condizione di fare al meglio il loro lavoro.
L’Antimafia è impegno e responsabilità di tutti. Non fosse altro che per il fatto che le mafie cominciano ad attecchire ogni qualvolta viene meno la cultura delle regole. Dove le regole non ci sono, dove non sono applicate, dove cresce l’idea che la regola può essere infranta o aggirata, lì le mafie hanno terreno fertile. E la battaglia per il rispetto delle regole è una battaglia che chiama in causa tutti.
Tutti, ovviamente, nel rispetto degli specifici ruoli. In Toscana credo che questo “tutti” l’abbiamo fatto vivere in concreto, con la capacità di mobilitare, coinvolgere, coordinare realtà anche molto diverse, ma tutte preziose: amministrazioni locali, scuole, associazioni, per ricordarne solo alcune. A ognuno la sua parte, pienamente consapevoli di differenze che non devono essere solo rispettate, devono essere pienamente valorizzate.
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