La libertà su Internet è la libertà di tutti

Di una cosa sono convinto, la libertà non è acquisita una volta per tutte, è un valore che va in continuazione riproposto, riaffermato, sostenuto di fronte alle nuove sfide che la società ci pone. E tutto questo ha bisogno di attenzione, vigilanza, capacità di denuncia e mobilitazione anche quando la minaccia si cela dietro questioni apparentemente tecniche.

E apparentemente tecnico pareva il cosiddetto decreto Romani, il provvedimento proposto dal viceministro con delega alle comunicazioni che in questi giorni è stato comunque rivisto. La cosa da notare è che mi pare che l’allarme per ciò che stava accadendo, sia addirittura risuonato più forte all’estero, per esempio con la netta presa di posizione di Reporter Senza Frontiere – associazione secondo la quale il governo italiano stava cercando di prendere il “controllo diretto dei siti di video on line” – ma anche con alcuni articoli critici dell’Associated Press e di Bloomberg.

Non sono un giurista, non sono in grado di entrare in merito di alcune delle disposizioni, ma ritengo particolarmente grave la volontà originaria di equiparazione dei siti di video on line alle reti televisive. Avete idee di cosa sarebbe potuto accadere in questo modo a realtà come You Tube, che ormai sono entrate nella vita quotidiana di milioni e milioni di italiani, soprattutto giovani e giovanissimi?

Nessuno, sono sicuro, vuole mettere in discussione il diritto alla privacy o il diritto d’autore, ci mancherebbe. Ma le leggi per tutelare tutto questo già ci sono e il decreto Romani nella sua prima formulazione tentava di fare qualcosa di diverso che avrebbe messo in discussione la Rete come strumento di condivisione e di libera circolazione di idee e filmati.

Che senso avrebbe avuto sottoporre questi siti – dove ogni cittadino è protagonista, soggetto attivo – alle grandi emittenti televisive? C’è un brutto sapore di controllo, di censura, in tutto questo. Non so quanto voluto, non so quanto davvero consapevole di tutte le conseguenze che ne potevano discendere. Ma la posta in gioco era proprio questa.

Per questo vi chiedo di valutare ancora con attenzione la questione e di non relegarla a un provvedimento tecnico. Era ed è in gioco una libertà che è di tutti. Era ed è in gioco uno strumento che è il futuro delle nostre società.





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