La Giornata della Memoria per il futuro di tutti noi

Anche quest’anno saranno molte le occasioni che in tutta la Toscana permetteranno di cogliere al massimo il significato della Giornata della Memoria. Una Giornata che, arrivata alla sua decima edizione, sempre più si sta proponendo come un’occasione importante per creare cultura, valori, senso di una cittadinanza comune. Il lavoro di scuole, enti locali, associazioni culminerà il 27 gennaio a Firenze, quando migliaia di studenti di tutta la regione arriveranno al Mandela Forum, per ascoltare ricordi e testimonianze, ma anche le riflessioni di grandi protagonisti della cultura come il premio Nobel per la letteratura Imre Kertész, lo scrittore israeliano Amos Oz, l’autore sloveno Boris Pahor.

Credo che il miglior modo per tutti noi di vivere questa giornata sia facendo proprio lo spirito di una frase di Italo Calvino che a me piace molto:

La memoria conta solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di diventare senza smettere di essere e di essere senza smettere di diventare”.

La Memoria, insomma, non è qualcosa che guarda dietro di noi. Non fosse altro che per il fatto che gli eventi anche quotidiani ci rimandano a qualcosa di terribilmente attuale, a un pericolo che non ci siamo lasciati dietro le spalle una volta per tutte. Pensiamo per esempio agli insulti ai commercianti ebrei di Roma, oppure ai dati sempre più preoccupanti sulla crescita del neonazismo in Europa (si parla di decine di migliaia di militanti collegati anche attraverso Internet in una vera e propria “Internazionale nera”).

Ma pensiamo, più in genere, anche al moltiplicarsi delle manifestazioni di intolleranza e razzismo. Far crescere la memoria di quello che è successo, a mio parere, serve anche per evitare eventi terribili, inaccettabili per la nostra coscienza, come la “caccia al nero” di Rosarno. Perché è chiaro che l’immigrazione clandestina è un problema – da risolvere con la politica, con l’intelligenza di istituzioni troppo spesso latitanti e pronte solo alla demagogia – ma nessun uomo potrà e dovrà mai essere ridotto alla qualifica di “clandestino”.

E allora diciamo che non siamo guariti una volta per tutte dal virus che più di 60 anni fa portò al nazismo e allo sterminio. Il pericolo non ce lo siamo lasciati alle spalle definitivamente, così come succede con alcune malattie, per esempio la tubercolosi, che abbiamo considerate debellate e che invece a distanza di anni sono riemerse, malattie per cui magari sarebbero necessari nuovi vaccini e nuove risorse.

Con la Giornata della Memoria possiamo iniziare a curarsi meglio, perché la Memoria – anzi la cultura della Memoria – guarda indietro, al passato, per aiutarci a guardare meglio al presente e al futuro.





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