Il decreto “salvaliste”
Anch’io sono indignato e mortificato per il terribile pasticcio delle liste per le regionali e per l’ancora più terribile decreto “interpretativo” con cui il governo Berlusconi ha voluto risolvere i suoi problemi. Anch’io penso che con le vicende di queste ultime settimane abbiamo davvero toccato uno dei punti più bassi nella storia dell’Italia repubblicana.
E anch’io devo constatare, per l’ennesima volta, che in questo paese il deficit di legalità, cioè di cultura delle regole, è davvero il problema dei problemi: perché non c’è regola in Italia che non possa essere elusa, aggirata, derogata, cancellata o congelata con provvedimenti ad personam. E questo vale persino per le regole che dovrebbero essere più neutre, quelle che regolano il voto.
Peccato che la democrazia, se è vera democrazia, non è solo il volere della maggioranza che si fa legge. Non esiste, se non è anche regole, rispetto delle regole, a partire da quelle che tutelano le minoranze.
C’era una questione di partecipazione democratica? Bene, forse allora c’erano altre soluzioni, più sensate, più condivise e meno preoccupanti per il futuro (leggete l’editoriale di Eugenio Scalfari di ieri per capire cosa potrà succedere). E invece più o meno si è trattato le regole elettorali allo stesso modo dell’evasione fiscale. Tanto prima o poi c’è sempre un condono.
Ma detto questo, io non voglio solo protestare, io voglio vincere le regionali, in Toscana ma anche in tutta Italia. E voglio che si vinca senza ambiguità, senza pretesti concessi a nostri avversari politici. Ora è ancora più importante tradurre la protesta in proposta politica. Fare in modo che l’indignazione per tutto quello che abbiamo visto in questi mesi – e ci metto anche le inchieste sugli appalti – si traduca in voti. E che dal voto del 28 e 29 marzo possa davvero uscire più forte l’Italia pulita, onesta, l’Italia che vuole cambiare. L’Italia che le regole le rispetta davvero.
Per questo abbiamo davanti a noi tre settimane importanti. Non sprechiamole.




