Cibi toscani, cibi genuini sulle nostre tavole

pane e olioCi sono progetti che non esigono grandi investimenti infrastrutturali o impegnativi piani finanziari: e che tuttavia possono dare risultati importanti per la nostra economia e allo stesso tempo cambiare la qualità della nostra vita.

Per esempio oggi parteciperò a un incontro organizzato a Lari dalla Coldiretti e da altre realtà  sul tema della “filiera corta”. L’espressione è un po’ tecnica, ma significa essenzialmente riuscire ad avvicinare chi produce cibo e chi lo consuma. Insomma, fare in modo che sulla nostra tavola non arrivino solo i prodotti standardizzati delle grandi multinazionali, o peggio. Che siano l’olio, il pane, la frutta e la verdura, la latte e la carne di agricoltori che vivono e lavorano a pochi chilometri da noi. La qual cosa significa prodotti più freschi e più genuini, più sani e più controllati o controllabili.

La Regione Toscana è stata la prima in Italia a promuovere un progetto di “filiera corta”, con bandi e finanziamenti. So che persino dalla Spagna sono arrivati per studiare questa esperienza. Oggi in Toscana ci sono già 30 mercati di produttori, 14 spacci locali, centinaia se non migliaia di imprese coinvolte, più tante e tante iniziative per portare i prodotti toscani nelle mense scolastiche oppure per avviare itinerari enogastronomici.

Credo che tutto questo sia bello e importante. E per capirlo meglio non è male rendersene conto di persona, visitando realtà come il mercato realizzato in provincia di Pisa da Campagna Amica. Fa bene alle nostre campagne, fa bene alla nostra salute, che dipende molto da quello che si mangia. E   poi dietro tutto questo mi pare che ci sia anche una diversa visione della nostra società: una visione che ci fa bene perché ci aiuta a cambiare i nostri stili di vita.





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