Anche un albero serve per battere la mafia
Una cosa è certa, la mafia vive di controllo del territorio e questo controllo si esercita anche attraverso i simboli. Parole e gesti hanno il loro peso. Per questo ci sono azioni che non sono solo formali, che non possono essere semplicemente classificate come commemorazioni. E questo è particolarmente vero per la decisione di piantare degli alberi per ricordare Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, nell’ambito del progetto del comune di Firenze per ricordare i nostri “eroi civili”. E’ particolarmente bello ricordare con gli alberi, piuttosto che con targhe, uomini che hanno dato moltissimo alle nostre comunità e che per questo magari sono morti. Danno il senso di radici profonde, di vita che continua. Ma azioni del genere sono anche una concreta manifestazione di lotta contro la mafia.
Negli ultimi tempi in questo paese si sono dovuti registrare anche segnali piuttosto preoccupanti. Provvedimenti quali quelli sui beni confiscati alla mafia fanno temere un abbassamento della guardia che non è assolutamente accettabile. Allo stesso modo non sono accettabili cedimenti simbolici quali la rimozione di targhe alla memoria di vittime come Peppino Impastato, cosa che per di più ha coinvolto una biblioteca pubblica.
Piantare questi alberi ha il valore di una risposta a qualsiasi tentativo di amnesia. E questo nel modo migliore, riportando i valori civili all’interno degli spazi pubblici di una città.




