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L’allarme sulla carenza di medici, ospedalieri e di famiglia, che l’Anaao e la Fimmg hanno lanciato nei giorni scorsi non è una novità, né un fenomeno ascrivibile all’attuale Governo. Si tratta di un problema più che decennale che dobbiamo affrontare da subito con la nuova legislatura. In questi anni di crisi i governi succedutisi si sono concentrati sul mettere in sicurezza il sistema sanitario pubblico universale garantendo la sua sostenibilità per i prossimi anni. Questo ha comportato grandi sacrifici, in particolar modo per il personale. Siamo consapevoli di questo, così come sappiamo che sono queste le urgenze sulle quali intervenire nei prossimi anni, dalla formazione al ricambio generazionale, fino ai contratti. In questi anni abbiamo già iniziato ad intervenire sulla formazione introducendo il concorso nazionale per l’accesso alle Scuole di specialità e aumentato i contratti nazionali di formazione specialistica, passati da 3.500 del 2013 ai circa 6.500 attuali. Sappiamo che questi numeri non sono ancora sufficienti dal momento che il divario tra il numero di laureati in medicina e quello dei posti a disposizione nelle specializzazioni è ancora troppo alto. A tutto ciò si deve aggiungere il ‘nodo’ legato ai pensionamenti dei medici di famiglia nei prossimi cinque-otto anni che potrebbero far venir meno qusta figura professionale a 14 milioni di cittadini. Questo è un problema serio che deve coinvolgere anche le Regioni. Le amministrazioni locali possono, infatti, decidere di finanzialre borse di studio, cosa che in questi anni è stata fatta solo per le specialistiche. Penso sia arrivato il momento di una rivalutazione ed una seria mappatura del fabbisogno di medici di medicina generale sul territorio. Le soluzioni applicabili al problema della carenza di medici sono diverse: innanzitutto ritengo sia necessaria la possibilità di avere una laurea abilitante. È cioè necessario trasformare laurea in Medicina in ‘Laurea abilitante’ consentendo di svolgere l’Esame di stato immediatamente dopo la laurea evitando i tempi morti. Un’altra possibilità, a fianco all’aumento dei contratti di formazione, è quella del ‘modello americano’ avanzata nei mesi scorsi dall’Enpam per finanziare le borse del corso in medicina generale e di specializzazione concedendo prestiti d’onore agli studenti, da restituire nei successivi 20 anni.

Di certo, un problema serio come questo non può essere affrontato in maniera superficiale e demagogica come fatto ieri dal candidato premier del M5S Luigi Di Maio. Il pentastellato, proponendo di assumere 10.000 unità di personale dimostra tutta la sua ignoranza sulla materia. Evidentemente Di Maio non sa che il vero problema non è quello di assumere bensì di formare quelle migliaia di professionisti necessari al nostro Ssn.