Vale per l’azienda agricola di Suvignano, nel cuore della campagna senese, il più grande bene strappato alla mafia in tutto il centro e il nord Italia, ma vale anche per l’albergo di Montecatini così come per qualsiasi altro bene che potrà essere confiscato alla criminalità organizzata. Si è fatta concreta la possibilità che tutto questo sia messo all’asta: nel migliore dei casi, diventerà oggetto di una speculazione economica, nel peggiore ritornerà nelle mani delle stesse imprese di mafia, le uniche capaci di investire grossi capitali con disinvoltura.
E lo dico subito: solo la possibilità che questo possa avvenire è qualcosa di molto triste, che da solo basta a dare la misura di tutta la difficoltà in cui versa la battaglia per la legalità nel nostro paese. Eppure è proprio questo che potrebbe succedere se dovesse diventare legge l’emendamento del governo alla Finanziaria sulla vendita all’asta dei beni confiscati.
Insomma, di fatto vengono aboliti i vincoli di uso sociale dei beni confiscati. E questo è di per sé grave, perché si traduce in un danno per quelle comunità che già un danno hanno subito per la presenza di attività e interessi della criminalità organizzata. Ma la cosa peggiore è che le vendite di questi beni possono consentire alla mafia di rimettere le mani su quanto siamo riusciti a sottrarle, per di più riciclando denaro sporco.
Certamente si tratta di un segnale non positivo nella lotta alla criminalità organizzata in questo paese. Bisognerebbe ricordare sempre che la mafia accusa soprattutto i colpi che mettono in difficoltà i suoi affari, mentre è pronta a sfruttare al meglio gli atteggiamenti contraddittori delle istituzioni. Come ha anche ricordato Don Luigi Ciotti in questi giorni, magistratura e forze dell’ordine stanno portando avanti un grandissimo lavoro e la stessa Finanziaria contiene anche altre norme apprezzabili sul terreno del contrasto alla criminalità organizzata, ma poi si danno segnali ben diversi sulle confische, così come sulle intercettazioni o sullo scudo fiscale.
Secondo i dati dell’associazione Libera fino a oggi i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata sono stati quasi 9 mila. Oltre la metà sono stati destinati ai Comuni per essere restituiti alla cittadinanza sotto varie forme, mentre circa 3 mila sono ancora in attesa di assegnazione. Le nuove disposizioni permetteranno l’asta dopo 90 giorni dalla confisca, un termine al momento troppo breve per una procedura di assegnazione.
E in ogni caso il problema dei tempi si risolve abbattendo i tempi, non aggirando il problema facendo venire meno la destinazione sociale dei beni confiscati e cercando magari di fare cassa.
Faremo tutto quanto ci sarà possibile fare, come amministratori pubblici e come cittadini, perché questo emendamento non diventi legge.