Vince la democrazia, vince la Toscana

imagesDi una cosa sono convinto: con le primarie del 25 ottobre non ha vinto solo Bersani, a cui oggi è giusto fare i migliori auguri di buon lavoro, perché con lui, e noi insieme a lui, si possa costruire un diverso futuro per questo paese.

In realtà ieri prima di tutto ha vinto il paese, ha vinto la democrazia, ha vinto il Pd e tutti coloro che credono che la partecipazione dei cittadini non debba essere solo uno slogan. È la vittoria dei tre milioni di cittadini che sono andati a votare e di quanti credono – e ieri hanno avuto la riprova – che le primarie ci aiutano a diventare più forti, più uniti, più autorevoli.

E di un’opposizione più forte, più unita, più autorevole hanno bisogno tutti.

Quanto ai risultati, quelli definitivi, non quelli che, molto parziali, sono usciti questa mattina sui giornali, ci sarebbe molto da dire. Solo 6 punti dividono sulle liste nazionali la mozione Bersani da quella Franceschini. La nostra regione, insomma, è tra quelle che, in assoluto, si sono dimostrate più disposte a fare proprio la proposta franceschiniana di un partito forte, ma anche aperto, plurale, partecipato. Non era un voto scontato. Anzi, è stato un voto superiore a ogni attesa in realtà come per esempio la provincia di Pistoia e l’area Empoli-Scandicci (dove Franceschini ha vinto con ben 15 punti di vantaggio)

E anche sul voto sulle liste regionali ci sarebbe molto da dire. Manciulli non fa il previsto cappotto, Fragai conquista un notevole 35%, Siliani ottiene un ottimo risultato. È la dimostrazione che, nei fatti, il nostro partito è già un partito plurale. Un partito con nuovi equilibri e da oggi, credo, anche più forte e più unito.

Tutto sommato è un buon lunedì, questo, per guardare con fiducia alle primarie regionali – il nostro valore aggiunto -  e alla prossima sfida per la Toscana del futuro.

Perché sto con Franceschini (e con Fragai)

fragai franceschini e gelliInnanzitutto, sono convinto che la scelta del futuro segretario del Pd non sia una questione solo degli iscritti o comunque degli addetti ai lavori: mi verrebbe da dire che è una questione che riguarda tutti coloro che hanno a cuore il futuro del paese, futuro che non può prescindere dalla sorte del più grande partito oggi all’opposizione.

Sono con Franceschini perché mi piacciono le cinque parole chiave che ha scelto per le primarie del 25 ottobre: fiducia, regole, uguaglianza, merito, qualità.

Sono con Franceschini perché mi piace ancora di più il senso di un partito che proprio dalle primarie, e in genere dalla partecipazione, riesca a farsi più forte. Chi contrappone il partito degli iscritti a una strana creatura bollata come “partito liquido” in realtà ha paura delle primarie e della partecipazione. Perché un partito dovrebbe essere più debole se mette le sue radici in un’intera società, chiamandola a decidere? In realtà è la solita vecchia storia: non disturbate il macchinista, cioè i professionisti della politica.

Sono con Franceschini perché come non mi piace il richiamo al “nuovo” a tutti i costi, non credo che si possa e si debba tornare indietro e che questo serva a difendere meglio la mia storia, la mia identità. Non credo che per paura di navigare in mare aperto si debba tornare al porto lasciato.

Sono con Franceschini, perché anch’io sono per identità forti, però non sta scritto da nessuna parte che le identità debbano consistere nel richiamo alle radici. E comunque mi piacciono le identità che sanno dialogare, convivere con altre identità, crescere nelle differenze.

Sono con Franceschini (e con Fragai in Toscana), perché ho bisogno di un partito che piuttosto di “dare un senso alla storia” mi permetta di “liberare il futuro”.

I giovani sentinelle di legalità

Salvatore Calleri, Federico Gellei e Luciano SilvestriLa Toscana ha un patrimonio straordinario, solo che spesso non riusciamo a esserne consapevoli. È la ricchezza rappresentata dai suoi ragazzi e dalle sue ragazze impegnate in prima fila nella battaglia per un paese della legalità. Sono centinaia, migliaia di giovani: quelli che in questi anni hanno trascorso parte delle loro vacanze per lavorare nei campi confiscati alla criminalità organizzata in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania. E quelli che nelle scuole, nei quartieri, assieme alle associazioni, lavorano contro l’usura o contro il bullismo, in ogni caso per un paese più civile perché più ricco di legalità.

Nonostante tutto questo spesso si pensa ai giovani come destinatari di progetti di legalità creati da altri e diretti a loro. Credo sia profondamente sbagliato e per questo sono convinto che è importantissimo il progetto che ho presentato ieri, assieme al responsabile per la legalità della Cgil toscana Luciano Silvestri e a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto. E proprio della Fondazione legata al nome di quel grandissimo uomo e magistrato che fu Antonino Caponnetto è questo progetto, che si chiama “Giovani sentinelle della legalità” e interesserà almeno 20 scuole in tutta la Toscana.

Presentandolo, Calleri ha ricordato che “esso prende spunto da una frase cara a Caponnetto”, con cui Antonino era solito chiudere i suoi incontri con i giovani. A essi raccomandava di essere “vigili e diventare sentinelle della legalità”.

Ho sempre pensato che lavorare sulla legalità sia un ottimo investimento, essenziale per un paese che ha un vero e proprio deficit di cultura della legalità. Progetti come questo ci fanno capire che l’investimento si sta ripagando.


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I facsimile delle schede per le Primarie

Le schede per l’elezione del segretario nazionale

e quelle per l’elezione del segretario regionale

Frane e alluvioni, c'è molto da fare

fiume-Arno-Arezzo

Credo che sia importante per tutti, cittadini e amministratori, riflettere sui dati che Legambiente Toscana ha diffuso ieri. Si tratta dei risultati di “Ecosistema Rischio 2009”, la campagna di sensibilizzazione e prevenzione del rischio idrogeologico che Legambiente organizza assieme alla Protezione civile.

E dunque: ne viene fuori che addirittura il 98% dei comuni toscani sono a rischio di frane e alluvioni. E che questo rischio non risiede solo nelle caratteristiche del nostro territorio, ma anche sull’uso che in passato è stato fatto di questo territorio. Oltre il 90% delle amministrazioni che hanno risposto all’indagine hanno abitazioni in aree golenali o a rischio frana, oppure negli alvei dei fiumi. Il 45% ha addirittura interi quartieri in zone a rischio. Nel 44% dei casi presi in esame sono presenti strutture sensibili quali scuole ospedali, alberghi, campeggi.

Numeri che delineano il quadro di un territorio fragile, ma anche reso più fragile. E va detto che oggi si sta cominciando a invertire la rotta. Però c’è ancora molto, anzi moltissimo da fare. Solo nel 5% dei casi sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni e impianti industriali verso zone più sicure.

Molto meglio va sul versante della protezione civile. Ben il 95% dei comuni ha infatti predisposto e aggiornato un piano per la gestione dell’emergenza. L’88% dispone di una struttura di protezione civile attiva 24 ore su 24.

Tutto questo è importante, però riguarda il “dopo”. Pensiamo invece ancora di più al “prima”: l’esperienza ci insegna che è il migliore investimento. Si risparmia in denaro, si guadagna in serenità.

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