Archivio: ottobre, 2009

Al lavoro per le primarie regionali

pdE dunque le primarie per il presidente della Regione Toscana e per i consiglieri regionali si faranno. Oggi è stato firmato il decreto che le dispone e nello stesso tempo fissa una data: il prossimo 13 dicembre. Un passaggio formale che segna però l’inizio di un impegno concreto da parte di tutti noi: perché le primarie siano primarie autentiche, partecipate, precedute da un percorso capace di vivere in mezzo a tutti i cittadini, non solo nelle stanze dei partiti.

Prima di tutto c’è questo, al di là dei nomi di chi deciderà di candidarsi e di chi poi vincerà: fare in modo che le primarie siano un successo. Fare in modo cioè che le primarie siano sempre di più al centro della cultura politica delle forze politiche e di tutti i cittadini: strumento di democrazia e partecipazione e quindi anche di rinnovamento.

In questi mesi, devo dire, ho avvertito un clima strano intorno alle primarie. Un clima fatto di resistenze e paure, di voglia più o meno dichiarata di tornare sui propri passi, di evitare il confronto e poi il voto. Meno male che lo scorso 25 ottobre, qualunque sia stato il risultato, i cittadini hanno deciso per tutti noi e hanno deciso, in primo luogo, che le primarie sono un patrimonio a cui  è impossibile rinunciare.

In questa logica, aggiungo, forse sarebbe stato meglio scegliere un’altra data e dare più tempo al percorso di queste primarie. Cioè dare più tempo alle idee di emergere e ai candidati di confrontarsi. Ma soprattutto dare più tempo ai cittadini di dire la loro. Perché le primarie sono soprattutto questo: non il momento in cui il candidato espone il suo programma, ma il momento in cui il candidato ascolta il cittadino e raccoglie le sue idee, le sue proposte, le sue indicazioni.

Un problema farle a gennaio, a ridosso della “vera” campagna elettorale? Non so, mi sembra che questa preoccupazione nasconda la solita diffidenza per le primarie. Per me le primarie sono già la campagna elettorale. Sono il modo con cui crei prima i programmi, le relazioni, la forza per vincere le elezioni.

Primarie fatte bene, sono primarie che ti aiutano a vincere dopo. E per questo, nonostante la data troppo ravvicinata, l’impegno non può che essere questo: farle bene, farle al meglio, queste primarie.

 

Cibi toscani, cibi genuini sulle nostre tavole

pane e olioCi sono progetti che non esigono grandi investimenti infrastrutturali o impegnativi piani finanziari: e che tuttavia possono dare risultati importanti per la nostra economia e allo stesso tempo cambiare la qualità della nostra vita.

Per esempio oggi parteciperò a un incontro organizzato a Lari dalla Coldiretti e da altre realtà  sul tema della “filiera corta”. L’espressione è un po’ tecnica, ma significa essenzialmente riuscire ad avvicinare chi produce cibo e chi lo consuma. Insomma, fare in modo che sulla nostra tavola non arrivino solo i prodotti standardizzati delle grandi multinazionali, o peggio. Che siano l’olio, il pane, la frutta e la verdura, la latte e la carne di agricoltori che vivono e lavorano a pochi chilometri da noi. La qual cosa significa prodotti più freschi e più genuini, più sani e più controllati o controllabili.

La Regione Toscana è stata la prima in Italia a promuovere un progetto di “filiera corta”, con bandi e finanziamenti. So che persino dalla Spagna sono arrivati per studiare questa esperienza. Oggi in Toscana ci sono già 30 mercati di produttori, 14 spacci locali, centinaia se non migliaia di imprese coinvolte, più tante e tante iniziative per portare i prodotti toscani nelle mense scolastiche oppure per avviare itinerari enogastronomici.

Credo che tutto questo sia bello e importante. E per capirlo meglio non è male rendersene conto di persona, visitando realtà come il mercato realizzato in provincia di Pisa da Campagna Amica. Fa bene alle nostre campagne, fa bene alla nostra salute, che dipende molto da quello che si mangia. E   poi dietro tutto questo mi pare che ci sia anche una diversa visione della nostra società: una visione che ci fa bene perché ci aiuta a cambiare i nostri stili di vita.

Le “Giornate dell'interdipendenza” per riflettere sul nostro pianeta

bandiera_della_pace

“Un battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un uragano in Texas”, ha scritto anni fa Edward Lorenz, uno dei fondatori della teoria del caos. “Una grande rivoluzione nel carattere di un solo uomo permetterà di realizzare un cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità”, ha affermato invece Daisaku Ikeda, uno dei grandi maestri di pace dei nostri tempi.

Due citazioni per dare il senso di quanto tutto è legato e interdipendente sul nostro pianeta. Ma anche due citazioni che guardano con spirito diverso alla nostra relazione con il mondo. Subire gli effetti dell’interdipendenza, oppure diventare responsabili del destino nostro e altrui nell’epoca di una globalizzazione che non deve seguire un cammino obbligato.

Tutto questo sarà al centro delle “Giornate per l’interdipendenza” che questa mattina ho avuto l’onore di presentare, alla presenza di ospiti che arrivavano dal Brasile e dall’India. Organizzate da Legambiente, AcliComunità di Sant’Egidio, Mppu-Focolari, assieme alla Regione Toscana, le “Giornate” saranno ospitate il 29 e il 30 ottobre dalla città di Firenze. Saranno un’occasione preziosa per dialogare sulle principali sfide di oggi: la crisi economica, la crisi ambientale, l’urgenza della pace.

Si parlerà soprattutto delle città quali laboratorio di convivenza tra persone e gruppi, popoli e culture: un tema che non può non essere al centro della nostra attenzione e della nostra sensibilità.

Spero che molti di noi possano partecipare a questa iniziativa. Merita due volte: ci farà senz’altro bene, in questi tempi in cui la politica pare ridotta a storie di escort, veleni e affari sporchi. “La politica è bella”, come si dice nell’ultimo film di Giuseppe Tornatore. O detta con maggiore cautela: potrà tornare a essere bella proprio cominciando a cercare il confronto su temi come questi.

Diritto alla musica per tutti i ragazzi

dire e fareDiceva Miguel de Cervantes: “Dove c’è musica non può esserci nulla di cattivo”. Non so se si possa arrivare a dire tanto, ma di una cosa sono sicuro, la musica è – o meglio, dovrebbe essere – un aspetto importante dell’educazione per tutti i nostri ragazzi e ragazze. Un ingrediente fondamentale per una vita che può essere più ricca, profonda, appagante proprio con la musica.

A questo pensavo questa mattina, presentando la nuova edizione di Dire &Fare, la rassegna che Firenze ospiterà alla Fortezza da Basso dal 28 al 31 ottobre, e che quest’anno dedica una sezione intera dedicata alla musica per i più piccoli. Ci sarà uno spazio interattivo, un  vero e proprio percorso dedicato agli strumenti a percussione, laboratori con musicisti che affiancheranno bambini e insegnanti, e anche una “operina” che, composta per l’occasione, sarà messa in scena sabato mattina.

Tutto questo ci servirà a capire quanto è importante la musica per i bambini e con i bambini. Peccato che la nostra scuola pubblica vada in direzione opposta. Di educazione musicale ce n’era già poca, ma con i tagli del ministro Gelmini sono state ulteriormente penalizzate le attività di laboratorio. E questo vuol dire anche il teatro o l’educazione ambientale. Ma so di scuole dove la musica è già stata sacrificata, come un’attività a cui è possibile rinunciare.

Sono contento di essere in una regione che in questi anni ha lavorato per contrastare questo disinteresse. Solo pochi mesi fa l’assessore all’istruzione Gianfranco Simoncini ha potuto presentare addirittura un piano per diffondere l’educazione musicale nella scuola di base, con una sperimentazione che non ha eguali in Italia.

Anche in futuro faremo di tutto per colmare, per quanto nelle nostre possibilità, questa lacuna. Con la consapevolezza che nessuno può permettersi di sottovalutare la forza espressiva, comunicativa, creativa della musica. E che istituzioni che si disinteressano a essa di fatto si disinteressano al linguaggio più importante usato dai giovani di oggi e ne pregiudicano comunque il loro futuro.

Le “Giornate dell’interdipendenza” per riflettere sul nostro pianeta

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“Un battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un uragano in Texas”, ha scritto anni fa Edward Lorenz, uno dei fondatori della teoria del caos. “Una grande rivoluzione nel carattere di un solo uomo permetterà di realizzare un cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità”, ha affermato invece Daisaku Ikeda, uno dei grandi maestri di pace dei nostri tempi.

Due citazioni per dare il senso di quanto tutto è legato e interdipendente sul nostro pianeta. Ma anche due citazioni che guardano con spirito diverso alla nostra relazione con il mondo. Subire gli effetti dell’interdipendenza, oppure diventare responsabili del destino nostro e altrui nell’epoca di una globalizzazione che non deve seguire un cammino obbligato. (continua…)

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